Capitolo 11
Ferro per due
Aprile 2022
L’amore è migliorarsi. Affrontare insieme le piccole e grandi paure che tutti ci portiamo dentro. È per tale nobile proposito, per lo meno si suppone, che Paola continua ad invitare Paolo ad affacciarsi dai bastioni più esposti del Castello di Sant’Elmo, nonostante sappia che il compagno soffra di vertigini pure a salire su una sedia.
Ed è con altrettanto munifico spirito che Paolo, rientrati in albergo, invita Paola a respingere i timori ed affrontare il suo più grande tarlo: prenotare un ristorante al telefono. Uscito dalla doccia, gli bastano pochi secondi per realizzare il fallimento della sua azione persuasiva.
Paola è sdraiata sul letto, le mani intente a massaggiare scrupolosamente i piedi affaticati dal sali e scendi tra il Vomero e Spaccanapoli. Nessun indizio che abbia davvero chiamato il ristorante, da cui comunque afferma di non aver ricevuto risposta.
Paolo decide di soprassedere, in parte perché affamato, in parte perché ancora esaltato dalla popolarità ricevuta grazie alla maglia dell’albiceleste, che nel peregrinare diurno gli ha garantito diversi sorrisi complici, un paio di cori “Diego, Diego” e l’abbraccio con un signore sul Lungomare Mergellina. Con fare da macho recupera il telefono e procede alla prenotazione, ignorando l’invito di Paola a ricontrollare il nome del ristorante.
Del resto come dimenticarselo. Sono settimane che entrambi sbavano sul profilo Instagram del locale, Paola sui crudi e gli scialatielli ai frutti di mare, Paoli sul fritto di paranza e lo gnocco alle vongole e tarallo sbriciolato. L’unico freno sarebbe la distanza, ma hanno ricontrollato e dall’albergo dista solamente cinque minuti a piedi.
Così i Paoli respingono la tentazione del Taxi e si dirigono gongolanti verso Piazzetta dei Marinari. Non li turba minimamente la fila all’ingresso del ristorante. Forti della prenotazione, e dello spirito maradoniano, si avvicinano alla ragazza dell’accoglienza con fare da divi.
Nessuna prenotazione a nome Ferro. Che Paolo abbia usato Biagioni, memore delle difficoltà adolescenziali nel trasmettere la doppia erre ad estranei? Eppure neanche il cognome di Paola è presente tra le prenotazioni. Paolo è in procinto di partire alla carica, quando nel guardare l’insegna un dubbio improvviso lo assale.
Prima le attenuanti. Prenotare ha prenotato, per due persone e all’orario corretto. Ha centrato pure la città, a dimostrazione di non essere del tutto andato. A fregarlo è stata solo l’assonanza tra Officina e Osteria, quest’ultima pure più idonea come nomenclatura.
Peccato che il ristorante erroneamente prenotato da Paolo disti sei chilometri. Troppi per i piedi e per gli stomaci dei Paoli che si allontanano alla chetichella dalla fila, indugiano sul prenderla a piangere o ridere, poi optano per la seconda e si incamminano zoppicanti e sorridenti in cerca di cibo lungo via Partenope.
